
Diciamolo subito: qui dentro non troverai la recensione perfetta.
Niente valutazioni olfattive in punta di naso, niente sentori di frutta rossa dichiarati come verità di fede, niente finale persistente ripetuto come un mantra da manuale AIS.
Winerly nasce per stanchezza.
Stanchezza di leggere sempre le stesse frasi, infilate in colonne di parole che odorano di cantina chiusa e di serate noiose.
Io, invece, volevo aprire la finestra. Far entrare aria, storie, persone. E buttare dentro un po’ di me.
Perché ogni bottiglia — se la ascolti bene — non parla solo di uva, barrique e acidità volatile.
Parla di chi la apre. Di chi la beve. Di chi, a un certo punto, decide di sedersi e raccontarla.
Qui dentro non si recensisce: si confessa. Si divaga. Si inventa.
A volte si sgarra pure.
Il vino è un pretesto. Una scusa nobile per scrivere di altro: di musiche, di ricordi, di fantasmi.
Di territori veri o di mondi inventati per non annoiarsi.
Di amori smaltati male. Di produttori pazzi e di bicchieri mezzi vuoti.
Non troverai la verità in un calice. Ma forse troverai pezzi di te.
Un sorso, una canzone, un pensiero laterale.
Questo è Winerly. Vino, confessioni e altre psicosi.
Benvenuto sotto il tappo.